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Clima, l’esito della COP26 sui cambiamenti climatici

Si è tenuta a Glasgow, dall’1 al 13 novembre 2021, la COP26, l’incontro tra tutti i rappresentanti degli Stati per l’adozione di misure serie ed effettive contro il cambiamento climatico.

L’incontro ha avuto il compito di riesaminare gli Accordi internazionali sul Clima di Parigi. Tale iniziativa è servita a fare un punto della situazione attuale e sugli obiettivi da raggiungere per il 2030.

La conferenza sul clima, tuttavia, si è protratta oltre la fine, proprio perché la delicatezza del tema ambientale e della lotta ai cambiamenti climatici si scontra con le realtà socioeconomiche dei singoli Paesi. 

La COP26 di Glasgow, purtroppo si conclude in maniera deludente per molti addetti ai lavori, che si aspettavano misure più risolute e una maggior sensibilità da parte di alcuni Paesi. Scopriamo perché.

La conferenza sul clima si è chiusa con un bicchiere mezzo pieno mezzo vuoto, con molti spunti di riflessione e prese di coscienza per un maggior impegno da parte dei Paesi, che con le loro economie impattano in maniera significativa sul clima.

Il segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha iniziato la conferenza sul clima con parole molto dure sostenendo che «il nostro fragile pianeta è appeso a un filo. Siamo ancora alle porte della catastrofe climatica».

Il commento a fine conferenza afferma che la COP26 di Glasgow rappresenta un compromesso che tuttavia non dimostra abbastanza determinazione politica per superare alcune delle sue contraddizioni più profonde.

clima

Lotta contro il cambiamento climatico: quali sono i risultati positivi?

Tra gli obiettivi siglati dall’accordo c’è quello di contenere l’aumento delle temperature globali medie sotto 1,5 °C. Tale traguardo sembrerebbe raggiungibile, ma all’atto pratico appare ancora molto distante.

Un altro punto di discussione è quello riguardante l’impegno previsto dal Nationally Determined Contributions (NDC) per la neutralità carbonica. Secondo quanto stabilito, i singoli Paesi hanno il compito di arrivare a un equilibrio per il quale si potranno emettere tanti gas serra quanti se ne rimuovono dall’atmosfera. Gli obiettivi raggiunti andranno rivisti e verificati ogni anno, allo scopo di raggiungere i traguardi previsti per il 2030.

Per la prima volta in una conclusione della COP si fa riferimento alla riduzione del consumo del carbone. Si stima che proprio le emissioni derivanti da questo combustibile gravino per quasi il 40% della CO2 emessa su scala globale.

Questo è uno degli impegni più importanti presi durante la conferenza sul clima riguardo la lotta contro il cambiamento climatico.

Lotta ai cambiamenti climatici: quali sono i risultati negativi?

Uno dei risultati negativi, che hanno fatto storcere il naso ad alcuni Paesi, è l’accordo in merito all’eliminazione graduale per l’uso del carbone e i finanziamenti per i combustibili fossili. Tuttavia, questo punto è stato dibattuto a lungo con un ammorbidimento dell’impegno. 

Nella terza bozza del documento, infatti, c’è solo un invito ai Paesi a fare sforzi per interrompere la produzione di energia elettrica tramite il carbone e i finanziamenti per i combustibili fossili inefficienti. Lo scopo è quello di rendere l’energia pulita e accessibile ma, allo stesso tempo, alcuni Paesi hanno notato che questo atteggiamento che riduce, ma non elimina, l’utilizzo del carbone, è troppo blando o poco efficace.

Al vaglio della COP26 c’era anche l’istituzione di un fondo di compensazione verso i Paesi maggiormente danneggiati dai cambiamenti climatici causati dagli Stati più industrializzati, che avrebbe richiesto particolari sforzi da parte di Cina e USA. Ma anche questa iniziativa è stata rimandata a tempi futuri.

orso
inquinamento

L'Italia e il suo contributo durante conferenza sul clima

L’Italia e il Regno Unito hanno collaborato insieme, attraverso le presidenze di G7, G20 e COP26, mettendo al centro dell’agenda multilaterale le tematiche relative al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità.

La strategia perseguita dai due Paesi è quella di coinvolgere i partner internazionali per realizzare una ripresa post Covid contrassegnata da valori green e resilienti, così da favorire una crescita sostenibile e un’occupazione che sia in grado di tutelare le comunità più vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico.

L’Italia, quindi, si fa promotrice a livello internazionale di:

  • un serio impegno per la riduzione delle emissioni inquinanti;
  • sostenere e incrementare gli sforzi per favorire l’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici;
  • lavorare al fine di ottenere maggiori finanziamenti per le azioni a favore del clima;
  • rafforzare la collaborazione internazionale, anche per offrire maggior sostegno alle campagne della COP26 che hanno come oggetto la transizione energetica, il trasporto su strada pulito e la natura.

Come possiamo tradurre l'esito finale di Cop26?

L’esito finale della COP26 ci fa capire che sebbene ci siano progressi dal punto di vista della riduzione delle emissioni, dall’altro lato gli sforzi non sono sufficienti per eliminare i gap che riguardano le popolazioni più vulnerabili e che risentono maggiormente dell’impatto dei cambiamenti climatici.

Inoltre, mentre alcuni Paesi sostengono una maggior indipendenza dalle fonti fossili e da gas come il metano, allo stesso tempo gli accordi procedono su una linea più morbida che potrebbe mettere a rischio gli obiettivi previsti dall’Agenda 2030.

Finita COP26, come prosegue la lotta ai cambiamenti climatici nel prossimo futuro?

La lotta ai cambiamenti climatici continua in base agli accordi che i singoli Paesi hanno firmato alla COP 26 di Glasgow. Pertanto, si dovrà lavorare al fine di individuare le migliori soluzioni, in base alle caratteristiche e alle risorse del proprio Stato, affinché si possa limitare l’utilizzo di risorse fossili a favore di quelle rinnovabili, e perché ci sia una maggior sensibilizzazione verso l’adozione di stili di vita sostenibili.